Forza, tenacia e dedizione, altrimenti non si va' avanti,il tutto compatibilmente con le proprie possibilità, questo ci vuole quando si e' disabili di nascita o divenuti,ed io, per fortuna o purtroppo lo sono( semicir), e questo dico spesso quando in contesti reali o virtuali, parlo di disabilità e Zanardi ha voluto dimostrare proprio questo.
Per il resto, detesto i " mi dispiace ", ne ho ""subiti" troppi, mi hanno stancato anche perche' non risolvono nulla, bisogna andare avanti,e ormai li percepisco come formule vuote, quasi preconfezionate, messe li per trarsi d'impaccio e lavarsi la coscienza, e spesso neanche veramente sentiti, perche',banalmente, essere disabili e' dura,preferisco gli abbracci, sono piu' veri, piu'sentiti e piu' fisici, dal mio osservatorio sul mondo, da disabile la vedo cosim
Come dice e scrive sempre Giorgio Terruzzi ricordando il 1° maggio 1994, morte di Senna: non siamo mai pronti per la morte del “capo”. Il capo, l’eroe, il protagonista del film, non muore, non può morire. Questo rifiuto della morte giunge al parossismo con Zanardi, semplicemente perché Zanardi era già “morto” nell’incidente del 2001 e quindi, in quanto “risorto”, nessuno di noi poteva, può accettare che muoia di nuovo. S’è mai sentito parlare di seconda morte dopo la resurrezione?
Un amico regista mi raccontò della prima volta in cui conobbe Zanardi, su un set, durante la pausa pranzo. Mai visti prima. Li presentarono e subito, dopo lo scambio dei nomi e la stretta di mano, Zanardi gli disse, riferendosi al pranzo: “Vabbe’, mettiamo le gambe sotto il tavolo? Ah già, io non posso”. Un abbraccio che era anche uno schiaffo, come certe manovre in circuito. Epifenomeno del gigante che era. Che fu. Anzi no. Che è.
Grazie per questa riflessione, che condivido totalmente! Il suo esempio di forza, tenacia, determinazione e soprattutto l’eterna voglia di vivere e il suo sorriso, a volte sembra quasi irraggiungibile per un comune essere umano.
Guarda, che fosse e sia (stato) esempio per tante persone lo do per scontato, ma secondo me stava pure antipatico proprio per questa sua potenza del vivere, e questo è un enorme risultato aggiuntivo: essere disturbante e mettere in crisi il prossimo attraverso un’enorme, inarrivabile volontà.
Forza, tenacia e dedizione, altrimenti non si va' avanti,il tutto compatibilmente con le proprie possibilità, questo ci vuole quando si e' disabili di nascita o divenuti,ed io, per fortuna o purtroppo lo sono( semicir), e questo dico spesso quando in contesti reali o virtuali, parlo di disabilità e Zanardi ha voluto dimostrare proprio questo.
Per il resto, detesto i " mi dispiace ", ne ho ""subiti" troppi, mi hanno stancato anche perche' non risolvono nulla, bisogna andare avanti,e ormai li percepisco come formule vuote, quasi preconfezionate, messe li per trarsi d'impaccio e lavarsi la coscienza, e spesso neanche veramente sentiti, perche',banalmente, essere disabili e' dura,preferisco gli abbracci, sono piu' veri, piu'sentiti e piu' fisici, dal mio osservatorio sul mondo, da disabile la vedo cosim
Hai ragione. Grazie davvero del commento e della condivisione, Lorenzo.
Di nulla e' un piacere.
Come dice e scrive sempre Giorgio Terruzzi ricordando il 1° maggio 1994, morte di Senna: non siamo mai pronti per la morte del “capo”. Il capo, l’eroe, il protagonista del film, non muore, non può morire. Questo rifiuto della morte giunge al parossismo con Zanardi, semplicemente perché Zanardi era già “morto” nell’incidente del 2001 e quindi, in quanto “risorto”, nessuno di noi poteva, può accettare che muoia di nuovo. S’è mai sentito parlare di seconda morte dopo la resurrezione?
Un amico regista mi raccontò della prima volta in cui conobbe Zanardi, su un set, durante la pausa pranzo. Mai visti prima. Li presentarono e subito, dopo lo scambio dei nomi e la stretta di mano, Zanardi gli disse, riferendosi al pranzo: “Vabbe’, mettiamo le gambe sotto il tavolo? Ah già, io non posso”. Un abbraccio che era anche uno schiaffo, come certe manovre in circuito. Epifenomeno del gigante che era. Che fu. Anzi no. Che è.
Grazie per questo commento formidabile, Fabriz.
Grazie per questa riflessione, che condivido totalmente! Il suo esempio di forza, tenacia, determinazione e soprattutto l’eterna voglia di vivere e il suo sorriso, a volte sembra quasi irraggiungibile per un comune essere umano.
Guarda, che fosse e sia (stato) esempio per tante persone lo do per scontato, ma secondo me stava pure antipatico proprio per questa sua potenza del vivere, e questo è un enorme risultato aggiuntivo: essere disturbante e mettere in crisi il prossimo attraverso un’enorme, inarrivabile volontà.