Apriti cielo
Tutto si ripete. Le guerre, le shitstorm, le sentenze morali. Anche De Luca e De Gregori.
Ho fatto bene ad assentarmi. Nel mondo e specialmente in Italia in queste settimane non è successo niente. O anzi, è successa sempre la stessa cosa. Guerre, carneficine, droni che si abbattono su palazzi, bambini, donne, uomini, anziani, i massacri di Netanyahu, i massacri degli americani in Iran, lo stagno della politica italiana, la campagna elettorale a ciclo continuo, la sinistra assente, la destra imbarazzante, qualche fatto di cronaca, l’eterna Garlasco, gli spot con Sinner, quel pretaccio americano del Papa che sta dimostrando di essere l’unico con le palle nel consesso internazionale quando si tratta di dire a Trump le cose come stanno, dritte e semplici, in faccia.
Siamo nel loop storico, siamo incastrati in un incubo in cui non abbiamo chiesto al sognatore di essere sognati, e ci tocca recitare la parte delle comparse mentre Trump, Meloni, Putin e qualche altro si spartiscono la soglia dell’attenzione del grande mostro ubriaco e sazio che sta sognando il sogno in cui siamo incastrati.
Rileggo l’Ulisse, prego Joyce di portarmi via, di portarsi via il mio cervello. In Italia si litiga su Erri De Luca, si prende la matita rossa e si sottolineano le parole di Francesco De Gregori. Adesso ci torniamo. Cose da pazzi.
Ho cominciato a scrivere i Resoconti Terrestri più di un anno fa, per essere presente al mio tempo, per risultare presente nel registro della contemporaneità, e sapete che cosa ho imparato? Che tutto si ripete fino alla noia. Fino al disgusto. Fino a quando uno per il troppo ribrezzo che prova non viene tentato nuovamente di tornare nell’oblio, di assentarsi per altri quaranta e rotti anni. Prendere la famosa chitarra di legno e chiudersi in un silenzio epocale.
Eppure eccomi qua. Di ritorno. Qualche anima pia che riceve la newsletter mi ha scritto. Dove sei finito, mi chiedete. Dove sono finito? Ho lavorato molto, sto continuando senza sosta a fare cose, sono un libero professionista, devo far lavorare la mia Partita Iva, quando mi propongono qualcosa di solito accetto se la paga è buona e il prodotto non è troppo un’immondizia.
Erri De Luca, dicevamo. Quello che so di Erri De Luca.
È uno scrittore. Non saprei citare nessun titolo dei suoi libri, colpa mia. Leggo pochissimi italiani e difficilmente se sono vivi. De Luca e De Carlo per me sono la stessa persona. Narrativa per chi? Boh. Non per me. Di Erri De Luca ricordo quegli incontri [o è stato solo un incontro?] alla Scuola Holden.
Erri De Luca si presentava con il suo carisma e sintomatico mistero. Erri De Luca si alzava prima dell’alba, Erri De Luca era il collettore tra il giorno e la notte, Erri De Luca leggeva il Corano ogni mattina nel silenzio dell’inizio del tempo e delle cose del mondo. Parlava un sacco, Erri De Luca. Di sé. Erri De Luca raccontava di Erri De Luca come del suo personaggio preferito. Questa cosa degli scrittori che devono essere dei personaggi più grossi dei loro personaggi, avete capito, e alla Holden avevano un po’ la fissa su questo aspetto della narrativa e del narratore: un anno arrivava uno che navigava a bracciate gli oceani; un mese c’era uno che scalava con le mani l’Everest; sei pizzaiolo? Diventerai un grande scrittore; fai boxe? Che figata, ecco che ti pubblichiamo. Incontravi persone che erano buone come personaggi e che si rivelavano dei mediocri scrittori. Ma poi, se stai facendo la guerriglia in Cambogia, ma quando cazzo scrivi?
Chiesi di incontrare Vincenzo Consolo, mi accontentarono o ce l’avevano già in canna, non lo so per certo. Uno scrittore enorme. Il personaggio dietro di lui? Pugile? Navigatore? Scalatore? Mercenario? Niente di tutto questo. Era un professore simpatico, come ce ne sono [ce n’erano, ora non so] tanti nei licei, ci fece una lezione su Dante. Eccoli gli scrittori che ci mancano. Poco personaggio, zero artefatto, molta moltissima arte. Oggi poi devi fare il pagliaccio sui social. Madre santa, che volgarità.
Insomma Erri De Luca non riconosce il genocidio a Gaza, avrebbe detto. Erri De Luca si definisce sionista, poi. Lo avevano invitato al festival tal dei tali per fare una prolusione, abbiamo imparato il termine prolusione. Non la fa più. Erri De Luca proludeva, ora non prolude più, ammesso che sia questo il verbo ma credo che sia questo il verbo.
Le libraie lo piangono, non leggeranno più i suoi libri. Non venderanno più i suoi libri. Le libraie si licenziano per lutto. Si piange la dipartita di Erri De Luca verso il nazionalismo israeliano.
Io me ne fregavo prima e me ne frego anche adesso di Erri De Luca.
Sentite questa, su Erri De Luca: alla fine delle sue lezioni [o forse è stata una lezione sola, io comunque ricordo di non aver imparato niente da Erri De Luca se non Erri De Luca stesso, la sua cosa-persona, e me lo guardavo, questo Erri De Luca, con quegli occhi chiari, con quelle belle rughe nette e profonde, con quel carisma e sintomatico mistero, la faccia nordica, l’accento del sud, Erri di nome, tutto una particolarità era ‘sto tizio – mi sono ripromesso di non leggere nulla di Erri De Luca e in ventisei anni che sono passati ho tenuto fede alla mia intenzione], insomma alla fine di questi incontri ci invita a un ritiro, una scampagnata, una lettura del Corano collettiva, una grigliata, non so che cazzo fosse. Forse voleva farci vedere la location dove Erri De Luca avveniva, darci l’onore, l’odore delle sue albe e delle sue ascelle. Gentile, quindi alcuni della classe decidono di andare e vanno, non di certo io che non sapevo nulla di Erri De Luca e che continuo ancora oggi imperterrito a non sapere nulla di Erri De Luca. Va anche un tipo bonaccione, non sapeva scrivere e non ho idea del perché facesse la Scuola Holden [in tanti non sapevano scrivere una cartella decente] e il tipo bonaccione porta la sua fidanzata bionda e bella, forse erano entrambi fan di Erri De Luca, non ricordo ma credo che lo fossero. Be’ la storia che si è poi sparsa alla Holden è che la fidanzata bionda e bella del tipo bonaccione è rimasta in campagna con Erri De Luca. Per giorni, per settimane, forse stanno ancora insieme a erridelucare. Non lo so. E per carità, immagino che sia tutto falso. Ancora per carità, saranno state tutte dicerie. Anche se ci ho sghignazzato per anni su questo racconto di Erri De Luca che frega la fidanzata bionda e bella a un suo allievo bonaccione che non è molto bravo a scrivere e che non sa attraversare gli oceani nuotando a farfalla [ma ripeto, sono convinto che sia tutto finto, ma in ogni caso ne rido ancora adesso – di fatto in questo esatto momento sto ancora ridendo dell’intera esilarante storia].
E questo è tutto quello che so di Erri De Luca, e adesso lo googolo per capre che cosa ha scritto. James, chiudi gli occhi, ora torno all’Ulisse, fammi prima cercare «erri de luca libri», che le libraie lo piangono, non lo vendono più, si sono licenziate.
Niente. Mentre scrivo «erri de luca» mi esce «erri de luca cosa ha detto su gaza» e «erri de luca orientamento politico», e poi mi sono perso a guardare Erri De Luca aggrappato a delle rocce mezzo nudo e quella sua singolare somiglianza con Jovanotti. Jovanotti e Erri De Luca, quello sì che sarebbe un concerto da perdersi con puntualità svizzera. Niente. Nemmeno questa volta saprò cosa ha scritto Erri De Luca.
De Luca e De Gregori. È stata la settimana dei De.
Francesco De Gregori. Di lui conosco parecchio. Gli ultimi trent’anni di sue canzoni li ho ignorati, non tutti sono Paolo Conte e reggono il tempo sulle spalle come lui, ma De Gregori ha composto merce pregevole all’epoca. Adesso anche lui nella shitstorm. De Gregori. Impensabile. Uno che si fa i cazzi suoi da sessant’anni e che al limite lo becchi nel quartiere Prati con il mezzo litro di rosso in tavola, e ora le torme dell’internet lo blastano.
Dice che non capisce perché gli artisti debbano prendere posizione, Francesco. O almeno, non lo trova necessario. Dice di Springsteen e i proclami su Trump, ma perché lo fa? Dice, c’è bisogno di sensibilizzare il pubblico? Cos’è, non è abbastanza sensibile?
Lo blastano. De Gregori lo piangono come estinto, tutta la sinistra, tutte le libraie, è una carneficina. Licenziamenti a fiumi.
Il punto è: quand’è successo che uno non possa dire quello che pensa? Quand’è successo che le torme di ignavi che popolano i social sono diventati dei brigatisti rossi? Quand’è successo che le nullità di tutto il mondo e di tutta Italia si prendono la briga di esistere per dire a De Gregori che è una merda? Io penso che De Gregori abbia ampiamente il diritto di dire che non ha voglia di prendere posizione su Gaza, su Trump, su Meloni, su Guerre Stellari e su Pornhub. Non avete prodotto niente. Siete nella migliore delle ipotesi genitori di bambini maleducati. Pensate a chi siete, fate un conto di quello che avete fatto nella vita, poi forse parlate di De Gregori e gli dite che è un vigliacco.
De Gregori dice una cosa molto semplice: tutto è estremamente complesso, bisogna stare attenti, pensare, non necessariamente parlare, prendere parte, esprimere idee frettolose su questo e quest’altro. Fare proclami da un palco, dire due paroline in quel senso o nell’altro in che modo può aiutare? Sensibilizzo? Okay, ma lo faccio attraverso l’arte, attraverso le canzoni che scrivo e canto.
Io dico che è assolutamente legittimo dire quello che dice De Gregori. Scrivete una canzone come ne ha fatte lui. Scrivete un libro. Fate arte. Poi semmai parlate.
Ora le libraie piangono anche Francesco De Gregori. Si è estinto anche lui. Anche lui ha tradito la pienezza di bontà forzata, l’impegno finto a cui dobbiamo necessariamente andare tutti incontro.
Mi avevano chiesto di fare una presentazione dell’Oltremondo.
[A proposito: lo avete letto? Mi fate sapere cosa ne pensate? Avete letto qualche mio romanzo? Sì? No? Ne parliamo? I miei romanzi sono come la mia newsletter solo che vi spappolano il cervello. Scrivetemi, vi aspetto]
Insomma presentazione dell’Oltremondo. Era programmata per il 25 giugno, a Roma. Io non avevo molta voglia, le presentazioni dei libri le trovo noiose, devi costringere la gente a venire, ti fanno finti complimenti, è l’apice dell’imbarazzo nel già imbarazzante mondo dell’editoria. Poi la presentazione è saltata. Mi chiamano dalla casa editrice: «La libraia si è licenziata», mi dicono.
Vuoi vedere che devo ringraziare Erri De Luca?
Apriti cielo. Spalanca le fauci. Inghiottisci tutti.
Buon cammino, camminanti. Oppure state fermi. È lo stesso. Anche l’orologio rotto due volte al giorno— quella puttanata là. Tornerà anche Erri De Luca. Si ripeterà ogni cosa. Faremo tutti prolusioni per festival di cui non frega un cazzo a nessuno. Verremo sommersi, devastati, schiacciati dalla noia cosmica. Erri De Luca farà un’altra scampagnata. Chissà come sta quel tizio bonaccione. Non mi ricordo manco più il suo nome. Starà attraversando un oceano a bracciate, l’anno prossimo lo invitano alla Scuola Holden che è diventato qualcuno.





Parli di shitstorm( in buona sostanza una badilata di merda continua in italiano) termine mutuato dal web, certo che anche tu come shitstorm non ti sei risparmiato riguardo a Erri De Luca( Erri who?).e hai fatto bene!
Grazie per aver citato Joyce; a un'anglofilo certe cose non possono sfuggire, "Dubliners" e' stato il mio libro di narrativa in inglese in quinta liceo linguistico(1988/89).
Ti aspetto a Nordest.